Tappa 0 – La bici è solo il mezzo

27 giugno 2015. Il bus corre sulla piccola statale che attraversa la penisola da Sud a Nord. La chiamano Bifernina, non credo sia il suo nome ufficiale. Controllo sul web: SS 647. Ma tutti la conoscono come Bifernina. La strada costeggia il Biferno, fiume che sfocia a sud di Termoli. Costellazioni di paesini sulle rupi scivolano via nei finestroni che il sole bacia. Il sole del sud, il grano tagliato, la macchia di chaparral che a tratti interrompe la terra arida. L’acqua scorre a valle, ma le rupi sono a secco. Man mano che scendiamo lungo la valle, appare lei, la diga. Il fiume è interrotto da uno sbarramento di cemento di notevoli dimensioni e il lago artificiale che ne origina, profondo nella valle dai margini ondulati, sembra un piccolo Baltico.

Mentre scrivo, le cuffie pompano “A yellow submarine” e io penso a come stiamo messi in questo mondo d’acqua, che alcuni definiscono Pianeta Blu. Il bus viaggia sull’acqua, in mezzo all’acqua, sugli elevati ponteggi che tagliano il lago da una parte all’altra, più e più volte. Poi, d’un tratto, il fiume non c’è più, intercettato a monte, incanalato. Le turbine girano veloci attorno al loro asse, l’energia dell’acqua, usata per eccitare elettroni, prende un’altra forma. Altra acqua, a valle della diga, si riversa nelle tubature per l’irrigazione dei campi. Altra ancora prosegue nelle condotte per molte decine di kilometri, per poi fuoriuscire dal rubinetto aperto da un bambino dall’accento pugliese, che ha in mano un bicchiere più grande della sua mano.

Quanti gesti automatici della nostra vita quotidiana hanno a che fare con l’acqua, con i “servizi” che questo elemento prezioso ci fornisce. I sistemi naturali fatti d’acqua, come ghiacciai, fiumi, mari, oceani, vapore acqueo in atmosfera, giacimenti sotterranei di “oro blu”, sono fondamentali per la nostra vita, mantengono relativamente stabile il clima sulla terra, consentono il perpetuarsi della vita come noi la conosciamo. L’acqua non è solo da bere. L’acqua si mangia, nel vero senso della parola (comprate e leggete “L’acqua che mangiamo”, ve lo consiglio). Da dove pensate che venga la pasta che vi ritrovate spesso, da veri italiani, nel piatto? Il grano che serve a produrla deve gran parte della sua opulenta e mediterranea floridezza al raffinato sistema di captzione delle acque superficiali, quelle che scendono dalle montagne, per intenderci, attraverso torrenti e fiumi.

La valle del Biferno. Tappa 0 di Mesothalassia. Trasferimento in autobus al punto di partenza: Marina di Petacciato. Iniziare la serie di post su Mesothalassia dalla diga del Biferno è una cosa speciale. Mesothalassia, che inizia domani, sarà un viaggio a pedali attraverso l’acqua, in senso metaforico, più che fisico, perché lo faremo sulla terra e senza consumare risorse non rinnovabili. Difatti pedaleremo. Mesothalassia sarà un viaggio per parlare, con persone diverse e in posti diversi, di acqua, bene primario della Terra. Durante i 500 km che ci aspettano, toccheremo due mari (l’Adriatico e il Tirreno), due fiumi (l’Ofanto e il Sele), due lagune costiere (quelle di Lesina e Varano), due laghi (quelli di Conza e Persano, peraltro, entrambi artificiali). Insomma, sfrutteremo ogni pretesto che il territorio dell’Italia meridionale ci metterà a disposizione, da un mare all’altro, per cercare chiavi comunicative che ci consentano di spostare un po’ più in là la consapevolezza del pubblico verso l’importanza di temi come l’ecologia, la conservazione della biodiversità e della salute degli ecosistemi, la nostra vera casa.

Questo blog sarà molto particolare. Forse un po’ “bifronte”, perché faremo parlare due soggetti diversi all’interno del medesimo contesto. Uno scienziato sensibile alla scrittura e uno scrittore sensibile alla natura. Il primo sarò io, Domenico (D’Alelio). Il secondo sarà Emilio (Rigatti). Faremo questo esperimento (visto che a noi scienziati queste cose piacciono molto…) a partire da domani, 28 giugno. Partiremo dividendoci il post quotidiano, parlando della tappa del giorno in maniera indipendente l’uno dall’altro. Ma cercheremo di convergere verso una sintesi, consapevoli del fatto che il vero modo per rendere le persone “sensibili verso qualcosa” consiste nell’accendere la loro sensibilità “attraverso qualcos’altro”. La bici sarà il mezzo, promuovere conoscenza e cura della nostra terra – che forse dovrebbe chiamarsi “acqua” – sarà il fine.

Dom

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