Tappa 2 – Tra terra e mare/Lu mangime delle ostrch’

Varano

Lo sapevo, lo sapevamo. Oggi il viaggio ci è arrivato da dietro come un’onda e ci ha un po’ travolto. Con i tempi, con le cose successe, con l’arrivo tardi a Crocifisso di Varano, da dove scrivo queste righe sistemato in un bell’agriturismo tra gli ulivi, con la stanchezza di oggi e la partenza di domani di buon’ora, perché la truppa cammellata deve affrontare cento chilometri con dislivelli di buon carato. Per cui le note di oggi saranno più asciutte. Bene, la partenza è stata quasi all’una perché la mattina è trascorsa nelle cose che narra Domenico. La carovana, colorata, allegra, con una virgola d’anarchico, ha percorso anche oggi strade per lo più silenziose, nastri d’asfalto tra il grano mietuto e con la gobba del Gargano che si avvicinava. Domani dovremo scavalcarla. Non si può scrivere tutto quello che si vede, e nemmeno tutto quello che si annota. Però non posso tralasciare il bagno di fonte che ci ha proposto Gianfranco, che a un certo punto ci ha detto: “Volete vedere una sorgente, acqua chiara, fredda, una risorgiva del Gargano, insomma?” Idrofili come siamo abbiamo accettato. Una vasca quadrata in cemento piena di acqua limpidissima e col fondo di sassi: la sorgente del nazareno. Nella calura pugliese una visione, un miraggio a quattro metri. Ci siamo fermati e alcuni di noi non ci hanno pensato due volte: ci siamo tuffati in acqua con i vestiti da ciclisti, tanto in meno di mezz’ora saremmo tornati asciutti, nonostante Gianfranco sollecitasse una partenza più obbediente. Un piccolo ammutinamento idrico, insomma. Ma non siamo qui per l’acqua? Abbiamo attraversato una zona di bonifica dove delle idrovore tengono sotto controllo il flusso delle acque e consentono la coltivazione di ulivi, fichi, girasoli, pomodori, frutta, zucchine, uva, grano. Qualche cane stanco che abbaia, il custode di un’idrovora che ci riempie le borracce d’acqua.

A Torre Mileto – una torre di avvistamento restaurata in modo piuttosto euforico – il mare appare di nuovo. Siamo ospiti di Francesco de Rosa, che gestisce un minuscolo non-lido davanti alle rocce. Non – lido perché a impatto zero: una baracca smontabile, qualche ombrellone e qualche sdraio, ma niente cemento, ferro, strutture fisse. Ci sono onde a tratti robuste che si avventano sui bassi scogli candidi, ma la voglia è tanta. Dopo un po’ di esitazione ci lanciamo tra le onde, ed è un bagno che ci tonifica e ci dà energie per proseguire, accompagnati da un gruppo di ciclisti di Cagnano Varano, fino a Capoiale. Capoiale si allunga sui bordi di un canale che unisce il lago di Varano col mare ed è affollata di pescherecci. Qui ci sono allevamenti di cozze, pesca fiorente e soprattutto Pasquale Coccia, un pescatore robusto e con baffi da figaro siciliano che sprizza energia da tutti i pori. Il suo hobby è quello di costruire modellini in legno, vimini, materiale di recupero: mulini a vento, case, presepi, pescherecci, trabucchi. Non manca neppure la marotta, una sorta di barca traforata che serve per metterci le anguille e farle ingrassare e che fine sommersa completamente dall’acqua. Ci mostra i suoi capolavori, spiega come funzionano, li anima collegandoli a una presa di corrente.
Da Capoiale parte il pezzo forte della tappa: pedaliamo lungo un interminabile tratturo che segue il lago di Varano, arginato da bei monti, offrendo uno spettacolo naturalistico di grande valore. Ahimè, rovinato dall’enorme quantità di bottiglie di plastica che lastricano il sentiero, scricchiolando sotto le nostre ruote. È un peccato e un delitto non riuscire a pulire questo itinerario di grande impatto.

A Crocifisso di Varano si concluderà la serata, dopo solo sessanta chilometri. Ci aspettano – queste sono le informazioni – con un rinfresco. Arriviamo su un declivio coronato da grandi pini marittimi, un mantello d’erba che scende verso il lago. Ci hanno preparato un “déjeuner sur l’erbe”, una colazione sull’erba da emiri. Oltre ai canti di un coro locale – delle donne anziane che ci fanno sentire canzoni della tradizione locale – i cuochi hanno preparato una valanga, uno tsunami di pietanze: cozze, ostriche, bruschette alla salicornia oppure al pomodoro, cozze con pane e uovo in camicia, pasta con cozze e fagioli, torta di acciughe, pettole al vin cotto, una sorta di pizzette fritte nell’olio di oliva e condite con vin cotto. LA compagnia si raduna sul prato, chiacchiera, qualcuno scatta fotografie a un tramonto che ci impregna tutti di buon umore, di allegria, di stanchezza saporita.

Stasera scriviamo poco, Dom e io, perché domani la leggenda vuole che partiremo alle sette e mezza. Vedremo: in fondo le leggende contengono sempre, al fondo, un po’ di verità.

Queste che seguono sono le riflessioni di Dom sulla giornata. Una giornata di relax, sportivamente parlando, ma rivelatrici senza dubbio, nel corso della nostra discesa dalla Torre d’Avorio…

“Avrei una domanda per alcuni di voi; userò come interlocutori il signor Alfonso, che ci segue in seconda fila, e questo bambino qui davanti (del quale purtroppo ora che scrivo mi sfugge il nome…) in prima fila: OK?” Annuiscono curiosi, nel corso di una piccola conferenza al Centro Visite del Parco Nazionale del Gargano, dove ci troviamo la mattina del 29 giugno, per introdurre brevemente la nostra missione. La saletta è gremita, ma forse le persone lì per dovere istituzionale sono molte di più di quelle pervenute per curiosità o attrazione spontanea. Nella scaletta degli interventi, io parlo quasi alla fine, dopo il Sindaco di Lesina, il responsabile del CNR locale, Raffaele D’Adamo, e Alessandra Pugnetti, la ricercatrice del CNR di Venezia che ci accompagnerà nel viaggio dalla ammiraglia di Mesothalassia.

“Nel mare, il pesce grande mangia il pesce piccolo, poi il pesce piccolo mangia il pesce più piccolo… e così via… d’accordo?” Dicono di sì con la testa. “E’ la catena alimentare. Si arriva però ad un punto in cui il pesce più piccolo deve pur mangiare, vero?” Sì. “Ma lo sapete cosa mangia il pesce più piccolo?” I nostri due principali interlocutori appartengono a due generazioni lontanissime nel tempo e hanno avuto una educazione molto diversa. Alfonso Maria Biscotti partì per la Germania che era un ragazzino, ci ha lavorato per 38 anni: Tornato a Lesina, vi è rimasto per un periodo di soli due anni ma, da Italico pensionato di Germania e pescatore di nascita, ha avuto il bel pensiero di trasferirsi in terra balcanica (Montenegro e Albania) e commerciare in pesce e molluschi. Ha contatti con Berisha e quando va a Belgrado lo accolgono da gran signore. Il bambino, avrà avuto 8 anni, non so molto di lui, tranne che ci segue in compagnia di altri due loschi figuri, uno un po’ robusto e dall’aria stanca e un terzo smilzo, fintamente distratto, con un paio di occhialoni da nerd.

“Allora” faccio io “chi mi risponde?” Il bambino non lo sa, cosa mangia il pesce più piccolo. Alfonso incomincia un freeclimbing acrobatico mono-mano sugli specchi del Millennium Tower. “Allora, ci sono i bianchetti e i rossetti…” (stadi giovanili di pesci pelagici) “…e quelli sono il cibo dei pesci più piccoli”. Dico OK ma gli rimbalzo la domanda di prima. Questi pescetti dovranno pur mangiar qualcosa. Il proseguo è da film di Fantozzi (signor Alfonso, perdonatemi…) “…ma io ce l’ho qua, lo so cosa mangiano, mangiano l’acqua… solo che sono uscito ora dall’ospedale, scusatemi…” Ammette sconsolato…. Precipitato mio malgrado nel ruolo del prof. che interroga, ma in maniera scherzosa, mi diverto come un pazzo, non fosse altro perché ho fatto uno di quei break nelle conferenze che abbattono il muro tra il conferenziere, in genere uno, e il pubblico muto ad ascoltare. Altro mattone che cade giù dalla Torre d’Avorio…

“Voi, Don Alfo’, lo sapete, ce lo avete sulla punta della lingua… ma non riuscite a dirlo, è così” Sì. Il bambino, rispettando l’anzianità, non si immischia nel’affaire a due tra me e il suo ben più rodato compagno di classe. “Il fatto è che forse, tutti voi percepite che deve esserci qualcosa da mangiare per il pesce più piccolo, ma non avete gli strumenti per dire che cos’è. Allora facciamo così, inizia per P….. PL….. PLA….” PLANKTON!!!! Esplode dalla bocca del bimbo un po’ nerd, rimasto in disparte fino a quel momento! Gli batto il cinque come all’oratorio e lui me lo ribatte indietro con la faccia soddisfatta. “Per te una maglietta in regalo!” Risate in sala ed esclamazioni di sincerissimo giubilo da parte del bimbo nerd.

“Capite com’è il fatto? E’ gravissimo che solo pochi, tranne quelli che lo studiano, conoscono il plankton, il cibo dei pesci più piccoli”. Insisto per un po’ su questo punto. Se non ci fosse il plankton, il cibo dei pesci piccoli, il signor Alfonso non potrebbe fare la vita “del gran signore” dall’altra parte dell’Adriatico, per dire una cosa semplice. Da parte mia, so che senza il plankton probabilmente la vita sulla terra (uomo compreso) sarebbe molto ma molto diversa di quella che conosciamo. Ma non posso spingermi tanto oltre.

“Hai capito” e ora mi rivolgo al bambino. “Devi sapere che il cibo del pesce più piccolo è molto importante e forse anche le persone che lo studiano. Io lo so che tu diventerai Ministro della Repubblica. Quando sarai Ministro, ricordati del plankton e anche di noi ricercatori!” Risate plebiscitarie. La frittata è fatta. Il signor Alfonso non si tiene più e, nel clima di entusiasmo generale, di rottura completa tra chi parla e chi ascolta all’interno di una conferenza, si alza in piedi e mostra fiero un quadretto con una pergamena, con lo stemma di famiglia. Insomma… qualcuno lo blocca, ritenendo si dovesse ristabilire l’ordine in sala… evabbé. Da parte mia, mi avvio a concludere il mio intervento, comunicando alla sala che quel piccolo chiassoso giochino dell’indovinello altro non era che un espediente per far capire il senso del nostro viaggio. Comunicare in maniera semplice, schietta e diretta con il pubblico, cercando chiavi di ingresso attraverso le loro coscienze ecologiche…

Quando si fa sera, come Emilio vi ha già raccontato, ci ritroviamo precipitati nella festa di paese… Cozze, ostriche, tutte del lago… e cosa mangiano le cozze, le ostriche del lago???? Eheheh…. Prendo il microfono del maestro della festa. Abbiamo con noi il LabMobile dell’Università del Salento, acquisito nell’ambito del progetto europeo LifeWatch. Un bel camper attrezzato per campionamenti ed osservazione di…. plankton… E proprio un attimo prima i nostri amici di Lecce hanno fatto un campionamento nella laguna di Varano. Un campionamento di…. plankton. E cosa mangiano i molluschi della laguna? “Lo volete vedere il cibo delle ostriche?” Faccio al microfono. Andate lì, in quel camper, i ricercatori vi aspettano al microscopio!” Incredibile. Il popolo migratore abbandona l’opulenza gastronomica, donne che un attimo prima come matrone sopra sedie di paglia, bambini e genitori, un sacco di gente… “Jamm a vede’ lu mangim’ de le ostriche” (!?)

“Ma è vero, ci stanno come foglioline piccole, solo che per le devi vede’ dentro a quel coso, lu microscopio”.

…i pezzi della Torre cadono giù come proiettili…. a domani!

Emilio/Dom

lo scienziato ed il futuro ministro
lo scienziato ed il futuro ministro
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