Tappa 7 – Di oasi in oasi

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Il resoconto della tappa di oggi è molto asciutto nella cronaca, perché tanto io che Emilio ci stiamo rendendo conto che questo viaggio in bici lungo vie d’acqua, costellato di esperienze di incontro tra persone, modelli di vita e sensibilità per le cose della natura e dell’uomo, si sta trasformando sempre più in un viaggio dell’anima e le nostre menti continuano ad elaborare spunti anche successivamente alla prima scrittura nella quale questi si concretizzano. Ora che il viaggio a pedali è ormai finito e ci aspettano una sola tappa, da Persano a Vietri, e poi due giorni istituzionali, senza mutandoni da ciclista, tra Ischia e Napoli, cercheremo di tirare le somme su questo viaggio e i nostri post avranno un taglio molto più riflessivo.

Quella che segue è la cronaca della tappa 7, quella che ci ha condotti dall’Oasi WWF Lago di Conza all’Oasi WWF Persano, nel territorio di Serre. Lungo il percorso, le tre Grazie dell’ammiraglia (Caterina, Francesca ed Emanuela) si sono fermate in visita anche all’Oasi Valle della Caccia di Senerchia (AV), della quale, però, noi che pedalavamo, non possiamo dirvi nulla. Vai Emilio…

Stamattina siamo partiti dall’Oasi WWF Lago di Conza e siamo arrivati all’Oasi WWF Persano dopo ottanta chilometri di saliscendi. Ci hanno salutato alla partenza il sindaco di Conza e la presidente della Proloco Compsa, Antonella Petrozzino, che ci ha offerto la prima colazione, oltre all’apprezzamento per quello che stiamo facendo.

Adesso è notte fonda e cerco di ridurre il diario alle cose principali della giornata. Intanto – nota per i ciclisti – la tappa è stata abbastanza impegnativa, con continui saliscendi e il passaggio dal bacino dell’Ofanto a quello del Sele. Impegnativa ma piacevole: salite lunghe ma non durissime, vento come condizionatore d’aria e la stupenda visone dei monti Picentini prima e degli Alburni poi a muovere la linea dell’orizzonte con l’inquieto zigzagare delle creste.

A Caposele siamo stati accolti dal sindaco e da Concetta Mattia (vulcanica presidente della Proloco locale) che ci hanno raccontato la storia di queste acque. L’acquedotto pugliese viene alimentato dalle acque del Sele. Siamo entrati nelle gallerie dove il flusso di acqua purissima, trasparente e veloce viene catturato e spedito in Puglia. La Puglia beve, coltiva e vive grazie a questo flusso di acqua. Ho avuto la sensazione quasi fisica di cosa voglia dire “il controllo dell’acqua”. Poi, dopo un pranzo offerto dall’amministrazione, ci sono stati ancora lunghi chilometri di pedale, lungo crinali, discese, salite e passaggi sotto i boschi di pale eoliche che affettano il vento lungo tutto questo asse che va dall’Adriatico al Tirreno.

Ormai il gruppo è affiatato: si procede ma ogni tanto si aspetta chi pedala più piano. La nostra non è una gara. Anche in questo modo di viaggiare si coglie lo spirito di Mesothalassia. Alessandra Pugnetti e il nostro regista Orazio Aloi, che non erano tra i “pedalatori professionisti”, anche perché la bici non è il loro forte, hanno voluto pedalare questa non facile tappa. Qualche pena, un paio di disarcionamenti e successive spinte a piedi, ma ce l’hanno fatta. Mesothalassia ha anche questa dimensione, che non saprei come definire.

Una cena in una trattoria nel bosco, con una visione sui monti Picentini che navigano nel tramonto e poi nella notte, ha concluso questa giornata – ormai una delle ultime, del viaggio da mare a mare.

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