Tappa 9 – Bolle, il coniglio dalla tana, ancora bolle

Le righe che seguono (e quelle incluse nei post che seguiranno) sono state scritte da Domenico a partire dal 9 luglio, quando il nostro si trovava già a casa, in una situazione psicofisica precaria, frutto della stanchezza accumulata nel corso del viaggio, della profonda malinconia per la fine dello viaggio stesso e del pervasivo senso di sconforto instillatogli dal congedo dai compagni di viaggio e dall’abbandono da parte del Virgilio-Rigatti…

Il traghetto per Ischia ci attende al Molo Manfredi di Salerno. Sono passate da poco le 7 del mattino del 6 luglio. Salutiamo con le bici zavorrate dai bagagli la Torre sul mare e suoi abitanti. L’aria è già calda. Un anticiclone tropicale ha ormai invaso dall’alto la nostra penisola e ringraziamo il fato per averci risparmiato il caldo africano nel corso dei giorni passati. Da qui in avanti pedaleremo molto poco. Vietri sul Mare – Salerno, l’ultima manciata di km di questo viaggio. Il piccolo traghetto per Ischia si rivela presto un Caronte dal volto turistico. Mentre scrivo il post della tappa di ieri, gli altri Thalassonauti si godono il paesaggio costiero che sfila a dritta, la costiera amalfitana, Amalfi, Positano, e a babordo, Capri e i faraglioni. Stacco le dita dalla tastiera nel tratto di mare mare tra Capri ed Ischia, mi addormento steso su quattro sedili.

A Ischia ci accoglie il personale della sezione distaccata della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Si parla di mare, di organismi che vivono sul fondo, di benthos, insieme a Maria Cristina Buia, Valerio Zupo e Francesco Paolo Patti. La piccola sala della biblioteca di Villa Dohrn è piena, anche se per metà si tratta di noi e per l’altra metà di dipendenti e collaboratori del laboratorio. Comincio a fare delle riflessioni, che poi si cristallizzeranno nella mia mente al nostro arrivo a Napoli.

Il pranzo è sulla cosiddetta riva destra della baia circolare che ospita il porto di Ischia, ricavato da un antico cratere prodotto dalla attività vulcanica presente sull’isola e semi-sommerso dal mare. Mangiamo da Emiddio, una vecchia trattoria che prende il nome dall’anziano ma attivissimo proprietario. Mi sono fermato spesso da Emiddio, nei miei passati soggiorni ad Ischia, sempre frequenti perché Emanuela ha lavorato qui tre anni. Questo piccolo ristorante ha l’aria di non essere una trappola per turisti, nonostante si trovi in un posto di notevole passaggio, affacciato sui punti di attracco delle imbarcazioni private e ad un tiro di schioppo dall’imbarco dei traghetti. Mangio uno spaghetto alle vongole come dio comanda, quasi come lo farei a casa… sono un maestro dello spaghetto (non ci credete? Vi invito a casa mia…) e mi capita sempre di fare questi paragoni…

Il pomeriggio lo trascorro a letto, in hotel. Ho i primi cedimenti. Lo stress (fisico e mentale) dei giorni trascorsi è stato notevole. Gli altri sono a fare snorkeling attorno al Castello Aragonese, a picco su un elevato promontorio. Il Castello è il regno delle bolle, prodotte dalle emissioni di anidride carbonica che vengono su dal fondo del mare, geologicamente molto attivo. Le bolle rendono acido il mare attorno al Castello, facendo del sito un laboratorio naturale per studiare gli effetti sugli organismi marini dell’acidificazione delle acque prodotta da concentrazioni di anidride carbonica simili a quelle predette dai modelli per un futuro non troppo lontano, se l’uomo persiste nel bruciare combustibili fossili. Ma oltre ad assolvere a un tale nobile compito, le bolle rappresentano un’attrazione… per chi le sa apprezzare, lanciando più che uno sguardo sott’acqua attraverso il vetro di una maschera. Agli altri, magari, rimane il gusto di godersi un idromassaggio naturale… Non biasimi scienziato cotale blasfemia… Si discute molto ad Ischia sull’opportunità di vietare la balneazione nell’area delle bolle e molte sono le difficoltà cui vanno incontro i ricercatori che studiano questi fondali, primi fra tutti gli atti vandalici rivolti alle strumentazioni. Ma quanto gioverebbe alla ricerca inserire siti di interesse scientifico all’interno di un circuito turistico regolamentato e frequentato da cittadini-scienziati? Quanto siamo lontani da tutto ciò? E’ questo un punto di riflessione sul quale occorrerà fermarci, quando sarà finita la nuda cronaca di questi ultimi giorni.

La serata al Castello. Conferenza pubblica, ma a numero chiuso. Sulla sommità del vecchio maniero. Siamo ancora noi, quelli del laboratorio di Ischia e poche altre persone “estranee”. Reportage di Mesothalassia, condotto da me, diverso da quello fatto da Davide a Vietri, stesse foto ma diversa sequenza. Le prime riflessioni, fuori timide, come conigli dalla tana. Dopo di me, parla il giornalista Cenatiempo, di cibo e cultura locale. Bella presentazione. Ischia e i conigli da fossa, i conigli e gli allevamenti naviganti (sulle navi, durante le lunghe navigazioni). Bolle, conigli, bolle… Penso alla fine che si avvicina. Penso a quanto questo viaggio mi ha cambiato. Penso a quanto sto elaborando mentalmente le esperienze vissute in questa ultima settimana. Solo una settimana! Maria Cristina Gambi (sempre del lab di Ischia) ci tiene a dirmi che ogni spedizione (scientifica, anche se nel nostro caso definirla tale non saprei…) ci zavorra ad un monte di riflessioni, che dobbiamo dipanare, ma ci vuole il giusto tempo. Bevo un bianco d’Ischia alla fine di tutto, sul ciglio del fossato, dall’alto sul maniero. Mi concedo anche una sigaretta rubata a non so chi. Pensieri, molti e confusi. L’intelletto che ribolle, come il mare sotto di noi.

Finiamo la serata ancora da Emiddio, che ci aspetta dall’ora di pranzo, quando gli ho comunicato che avremmo cenato da lui. Frittura. Risate. Brindisi. Malinconia incipiente. ‘Notte. Domani è l’ultimo giorno per Mesothalassia. Ci alzeremo ancora presto.

Cater

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